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Buranelle, Rosalia e Paola uccise per uno stupro: “Un militare aiutò a occultare i corpi”

Uccise perché hanno cercato di resistere a uno stupro. Questa la versione che diverse fonti investigative hanno fornito sulla morte di Rosalia Molin e Paola Costantin, 21 e 26 anni, scomparse da Treporti (Venezia) nel 1991 e mai ritrovate. Diversi testimoni dicono che le ragazze furono sepolte dal branco un un’area militare, con la complicità di un soldato: “Cercatele sotto la lavanderia”.
A cura di Angela Marino
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Rosaria Molin, Paola Costantini
Rosaria Molin, Paola Costantini
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"Vi aiuterò, ma il mio nome non deve uscire altrimenti fanno fuori anche me. I cadaveri sono sotto la lavanderia". A parlare è un testimone del caso del duplice omicidio di Paola Costantini e Rosaria Molin, le due ‘buranelle', uccise nel 1991 e mai più ritrovate. Si tratta di una testimonianza importante, poi raccolta in sede istituzionale su quanto potrebbe essere accaduto nella base del Reggimento militare di Punta Sabbioni, l'ultima domenica di ottobre del 1991.

La storia delle Buranelle di Venezia

Facciamo un passo indietro, torniamo all'ottobre del 1991, nella piccola Burano, isoletta della laguna veneziana di duemila anime. Rosalia, 21 anni ha rotto da qualche tempo con il suo fidanzato, Nicola Alessandro, 30enne siciliano dal carattere violento e possessivo. Da qualche tempo la giovane frequenta un suo coetaneo di Udine, un ragazzo per bene, molto lontano dai contesti ambigui dell'Alessandro. Sono da poco passate le nubi di quella burrascosa relazione, quando, una domenica di inizio autunno Rosalia scompare nel nulla insieme a Paola Costantini, la zia- amica, dalla quale la separano pochi anni di differenza.

L'auto manomessa

Il 27 ottobre le due ragazze lasciano Burano a bordo di un vaporetto diretto a Treporti, dove è parcheggiata la Fiat ‘126' di Rosalia, con cui vogliono andare al cinema a vedere un film. Sono le 17 e 40 quando sbarcano insieme a Nicola Molin, fratello minore di Rosalia, diretto invece al lavoro in una pizzeria di Ca Savio. Appena mettono piede sulla terra ferma Rosalia e Paola si accorgono subito che una ruota della piccola auto è stata manomessa, qualcuno ha svitato tre bulloni.

L'ex riapparso dal nulla

Come per magia, appare in soccorso delle ragazze in difficoltà, Nicola Alessandro, l'ex di Rosalia, accompagnato da un amico che guida una Citroen ‘Dyane' celestina. Le ragazze rifiutano l'aiuto, mentre Nicola, il fratello di Rosalia, invece, accetta volentieri un passaggio in pizzeria dai due amici. Alle 19 e 45, (secondo la testimonianza dell'autista) un taxi accompagna le ragazze in direzione Ca Savio, da allora di loro non si sa più nulla. Quella sera al porticciolo, di ritorno dalla serata di lavoro, Nicola Molin incontra di nuovo l'ex cognato, ma stavolta si è cambiato d'abito. Le due ragazze non tornano a casa.

Le accuse

Ha inizio qui la storia delle ‘Buranelle'. Dopo mesi di vane ricerche e speculazioni di ogni tipo da parte di maghi e sedicenti medium, dal mare spunta nella rete di un pescatore il portafogli di Paola. Alcuni anni dopo legittimi sospetti sull'ex di Rosalia fanno scattare un'indagine per omicidio e occultamento di cadavere a carico di Nicola Alessandro, che si difende dicendo che quella sera era a casa del fratello Guido, militare del reggimento Lagunari di Venezia.

Le urla nella notte

Eppure la signora Franca M., inquilina dello stabile di Alessandro e proprietaria dell'appartamento dove abita, racconta di aver visto la ‘Citroen Dayene' celestina dell'amico dell'Alessandro sotto casa. Dentro Rosalia insieme ad altre tre persone, tra cui Alessandro e l'amico che l'accompagnò quel giorno, Matteo Spinelli, militare del reggimento Lagunari. Sono le 20 e 30. Alle 22 e 30, stavolta, Franca sente delle urla e vede, sul pianerottolo, Paola Costantin, seguita dall'Alessandro. Infine, ciliegina sulla torta, nell'auto dell'Alessandro viene ritrovato lo svitabulloni di una Fiat ‘126'.

Le fonti

È un poliziotto, tuttavia, a raccogliere alcune importantissime testimonianze sul caso, da fonti diverse. Uno spacciatore fermato per traffico di droga, un pregiudicato che aveva diviso la cella con l'Alessandro – intanto finito in carcere per favoreggiamento della prostituzione – e, ancora, un altro pregiudicato. Tutti concordano nel sostenere che quella notte le due ragazze furono portate nel camping militare di Punta Sabbioni, proprietà del Reggimento dei Lagunari e lì sepolte sotto il cemento. Sarebbe stato uno dei complici di Alessandro, un militare che alloggiava alla base, a dare loro l'accesso, mentre altri due militari avrebbero partecipato con l'Alessandro al tentato stupro delle due ragazze.

Cosa accadde quella sera

Per ridurre al silenzio Rosalia, uno dei tre le avrebbe puntato la pistola contro, facendo partire un colpo per sbaglio. Uccisa accidentalmente una delle due ragazze, non restava che uccidere l'altra. Per liberarsi dei corpi, a quel punto, il branco avrebbe escogitato una soluzione perfetta: anziché gettarli nel mare, che li avrebbe restituiti, li avrebbero seppelliti in un cantiere all'interno della base militare. "Le hanno messe nelle fondamenta e hanno costruito sopra una città" dice uno dei quattro testimone. Le dichiarazioni delle fonti danno il via a una nuova indagine della Procura che dispone le ricerche intorno, ma non all'interno, del camping veneziano.  Un'ulteriore conferma della presenza dei corpi nel camping, in particolare sotto la lavanderia, arriva da un testimone interno alla struttura che dopo moltissimi anni confida alla nipote delle vittime, di aver sentito parlare di loro due militari. "Che non si sappia che vi aiuto, se no fanno fuori pure me". Nelle aree esaminate, però, le buranelle non ci sono.

"Tu che sai, parla"

Tra archiviazioni e riaperture passano 20 anni e in procura intanto al pm, Carlo Nordio, si è avvicendato Aldelchi Di Ippolito che decide di non chiudere le indagini ma lasciare il fascicolo dormiente. "Che significa?  – spiga Roberto Continisio, l'avvocato della famiglia Molin – che se troviamo altri elementi per risolvere il caso non dobbiamo far altro che presentarli, invece di chiedere la riapertura". Altri elementi, già. Dopo 28 anni, decisiva potrebbe essere la parola di un testimone direttamente coinvolto. "Invito chiunque abbia partecipato, anche solo aprendo il cancello di quella struttura, a farsi avanti. Dopo 28 anni il reato di favoreggiamento è prescritto, chi ha partecipato non rischierebbe nulla, ma potrebbe aiutare una famiglia".

Ultime notizie: il caso Buranelle oggi

Dopo quasi tre decenni la storia delle Buranelle è diventata una specie di leggenda e al camping dei Lagunari c'è chi giura di sentire, la notte, i fantasmi delle due ragazze assassinate. Per qualcuno, forse, sono i fantasmi della propria coscienza.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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