Avvocato sospeso per 60 giorni: aveva scritto “negro” su una cartella riferendosi un uomo nigeriano

Il Consiglio Nazionale Forense ha disposto la sospensione disciplinare di 60 giorni per l'avvocato Francesco Minutillo, del Foro di Forlì-Cesena, a seguito di un episodio avvenuto il 20 febbraio 2020, quando il legale si presentò davanti al Gup Corrado Schiaretti del Tribunale di Ravenna con una cartellina su cui aveva scritto la parola "negro". Minutillo in passato era stato dirigente di Fratelli D'Italia, ma era stato cacciato dal partito dopo aver invocato le leggi razziali, attaccato gli omosessuali (definiti “froci”) e i “negri”. In una successiva intervista alla celebre trasmissione radiofonica “La zanzara” aveva rincarato la dose, dichiarando la sua simpatia per Hitler e Mussolini.
Ad annunciare il provvedimento disciplinare in ambito forense è stato lo stesso Minutillo, noto anche per un suo libro decisamente controverso e intitolato "Anche i fascisti hanno diritti"; l'avvocato ha definito la sospensione una limitazione della libertà di espressione e ha promesso battaglia legale.
La vicenda era stata resa pubblica dal giudice di Cassazione Roberto Riverso, che aveva postato su Facebook una foto della cartellina, censurando i nomi dei protagonisti. Riverso aveva duramente criticato il gesto, definendolo "una confessione dell'estraneità di questo soggetto alla civiltà del diritto. Una barbarie". Secondo la ricostruzione, l'epiteto era stato scritto a pennarello sul bordo del fascicolo, in sostituzione del nome di un imputato nigeriano coinvolto in un procedimento in cui Minutillo rappresentava due agenti feriti in servizio alla stazione di Faenza.
L'avvocato si è difeso, affermando che si trattava di "una cartellina interna di studio, non di un atto giudiziario, non di un documento ufficiale e non di una comunicazione rivolta alla controparte". Ha inoltre criticato la diffusione della foto, scattata "di nascosto e trasmessa alla stampa". Minutillo sostiene che il termine "negro", preso fuori contesto, non sia offensivo, citando il generale Roberto Vannacci e il fatto che "viene utilizzato anche da linguisti e sociologi". La sospensione, a suo avviso, rappresenterebbe un atto di "polizia linguistica" e "ideologia travestita da moralismo". Il legale ha annunciato che impugnerà la decisione dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione e, se necessario, alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.