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A Terni vietate scollature e minigonne in strada per combattere la prostituzione

La nuova ordinanza anti prostituzione firmata da sindaco di Terni, il leghista Leonardo Latini al centro delle polemiche. “Per contrastare fenomeni come la prostituzione si interviene sull’abbigliamento delle donne, si puniscono le donne e la loro libertà di vestirsi, in linea con un ideale di società antica e patriarcale” spiegano dalle associazioni locali.
A cura di Antonio Palma
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Vietato girare in strada con "abbigliamento indecoroso o indecente" perché potrebbe contribuire a turbare "il decoro e la vivibilità dei luoghi" cittadini e soprattutto indurre a pensare che si eserciti la prostituzione. È quanto prevede la nuova ordinanza anti prostituzione firmata da sindaco di Terni, il leghista Leonardo Latini, ora finita al centro di una accesa polemica nella città umbra per i suoi contenuti e divieti che vanno al di là dello scopo dichiarato. Con lo scopo di stroncare la prostituzione sul proprio territorio, infatti, la giunta comunale ha emanato un testo ricco di divieti che vanno appunto dal proibire un "abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione", all'impedire segni “di richiamo, di invito e di saluto allusivo“. Per l'ordinanza, valida fino al 2022, è inoltre vietato intrattenersi e “chiedere informazioni ai soggetti che pongono in essere gli atteggiamenti sopraindicati”.

Frasi e parole che hanno scatenato subito immediate polemiche da parte di opposizioni politiche e associazionismo locale sia perché declinate unicamente al femminile, sia perché troppo generiche e per nulla concrete che potrebbero dare adito a equivoci. Chi stabilirà infatti se una scollatura o un minigonna è decorosa o meno? E poi chiedere informazioni ai soggetti poco vestiti può configurarsi come reato? Al momento infatti non ci sono linee guida per attribuire le sanzioni che vanno dai 200 ai 500 euro.  "Per contrastare fenomeni come la prostituzione si interviene sull’abbigliamento delle donne, si puniscono le donne e la loro libertà di vestirsi, in linea con un ideale di società antica e patriarcale” ha affermato in una nota l’associazione umbra Terni valley, aggiungendo: "Niente leggi che perseguono con maggiore intensità gli atteggiamenti inequivocabilmente criminali, niente incremento della vigilanza notturna, nulla di questo genere, nessun intervento fattivo e quantificabile".

"Il sindaco di Terni emana un'ordinanza che impone alle donne il divieto di abbigliamento provocante, pena l'equiparazione a prostitute" ha scritto invece la senatrice umbra derl M5s, Emma Pavanelli, aggiungendo: "Invece di trovare soluzioni ai problemi della città e risollevare il sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature e limitando la libertà delle donne. Parole a cui hanno riposto i consiglieri comunali della Lega, sottolineando che in passato anche sindaci di centrosinistra "hanno adottato ordinanze simili, sia negli intenti che nei contenuti" e che "Ci sono battaglie che non dovrebbero avere colore politico" perché "l'obiettivo universale" dovrebbe essere "garantire sicurezza e decoro".

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