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Baldino a Fanpage.it: “M5s in piazza contro la lucida follia bellicista del governo e di quest’Europa”

Il M5s scende in piazza domani contro il piano di riarmo di Ursula von der Leyen. Vittoria Baldino (M5s) a Fanpage.it: “La corsa al riarmo? Una lucida follia, con una narrativa costruita a tavolino, alimentando paura e terrore. Noi siamo per l’Europa, ma vogliamo affermare chiaramente che non siamo per quest’Europa”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Domani, 5 aprile, il M5s scende in piazza contro il riarmo. Il leader del M5s Giuseppe Conte lanciato la sua piattaforma per contestare il piano ReArm Europe proposto da Ursula von der Leyen, e ha teso una mano al Pd. Poco fa la segretaria del Pd Elly Schlein ha sciolto la riserva: domani il Pd parteciperà con una delegazione alla manifestazione: "Le nostre posizioni non sono le stesse su tutto, ma condividiamo una forte critica alla corsa al riarmo dei 27 Stati europei e alle proposte di riarmo della Commissione".

La leader dem, che pure si è detta contraria al piano da 800 miliardi della Commissione europea, non dovrebbe però essere presente alla manifestazione. Potrebbe esserci invece il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, da sempre impegnato nella costruzione di un ponte tra Pd e Movimento Cinque Stelle. I pentastellati avevano declinato l'invito a partecipare alla manifestazione per l'Europa dello scorso 15 marzo proposta da Michele Serra, a cui invece avevano aderito le altre opposizioni, cioè Pd, Italia Viva,  Azione, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra), con oltre 30mila persone che si erano date appuntamento in piazza del Popolo, a Roma. Vittoria Baldino, deputata M5s, spiega a Fanpage.it le ragioni del raduno di domani, dal titolo ‘No al riarmo. Fermiamoli'. L'appuntamento è a Roma alle 13 in piazza Vittorio Emanuele II, e il corteo arriverà ai Fori imperiali.

Il M5s scende in piazza, chi sarà con voi a manifestare?

Ci saranno tutte le persone che si sono stancate della retorica dell'armiamoci per la nostra sicurezza, di chi ci dice che dobbiamo difenderci da una minaccia, e non ci difende dalle reali minacce che sono il lavoro povero, la precarietà, soprattutto quella giovanile. Ci saranno quelli che vogliono un'Europa solidale che pensi a costruire il futuro dei nostri figli, e non a comprare armi di distruzione e a spendere centinaia di miliardi di euro, costringendo gli Stati a indebitarsi, solo per ingrassare i portafogli delle grandi industrie che producono armi.

Perché giudicare una "follia" la corsa al riarmo?

La consideriamo una lucida follia, con una narrativa costruita a tavolino, alimentando paura e terrore, come dimostra anche la ‘Strategia dell’Unione europea per la preparazione', che propone 30 azioni chiave per affrontare le emergenze.

Che effetto le ha fatto vedere il video della commissaria Ue per la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, che mostrava il kit di sopravvivenza?

Sono rimasta sconcertata, interdetta, nel vedere una commissaria europea dire sostanzialmente ai cittadini europei che Bruxelles non può fare altro che avvertire che sta arrivando la guerra, e che quando arriverà bisogna difendersi mettendo in borsa un fiammifero, delle carte da gioco e un coltellino. E lo diceva con il sorriso. Quel video ha fatto anche aprire gli occhi a tanti che fino a quel momento erano forse un po' distratti, e invece hanno capito che c'è una narrazione, preparata a tavolino, di una minaccia imminente, anche per far digerire ai cittadini europei che dobbiamo spendere soldi, non per la sanità, per l'istruzione o per un welfare all'altezza, ma per le armi.

Chi interverrà dal palco in via dei Fori Imperiali?

Sul palco si alterneranno tantissimi contributi, di attivisti, giornalisti, storici, intellettuali, politici, come Alessandro Barbero, Marco Travaglio, Tomaso Montanari, ci saranno Barbara Spinelli, il divulgatore scientifico Mario Tozzi, e l'eurodeputato belga del Partito del Lavoro Marc Botenga.

È giusto pensare a una difesa comune europea, senza sottrarre risorse al sociale? Giorgia Meloni ha già spiegato che l'esercito comune non è un tema all'ordine del giorno.

Al momento non solo non si parla di esercito comune, non si parla neanche di difesa comune, ce l'hanno detto proprio i ministri degli Esteri e della Difesa in audizione al Senato qualche giorno fa. Quello sul sistema di difesa comune europea era tra l'altro uno dei quesiti che abbiamo proposto durante Nova ai nostri iscritti, che ci hanno risposto sì a gran voce. Noi siamo favorevolissimi a una difesa comune europea, anche perché servirebbe a razionalizzare le nostre risorse e a risparmiare i soldi che spendiamo in acquisto di sistemi d'arma. Come Unione europea siamo collettivamente il terzo Paese al mondo per spesa in difesa, evidentemente spendiamo male, perché non mettiamo in comune le risorse. Ci vorrebbe un coordinamento, questa è l'unica risposta a un'eventuale minaccia futura, in caso di attacco.

Il Pd sarà presente con una sua delegazione, e ci sarà anche Avs. Perché non si è riusciti a organizzare una manifestazione unitaria del centrosinistra, visto che ci sono punti di contatto fra voi? Cosa vi divide?

Non escludo che in futuro si possa riuscire a organizzare una manifestazione unitaria del centrosinistra. La proposta di questa manifestazione è nata qualche settimana fa, il M5s è stata l'unica grande forza politica ad avere avuto le idee chiare e una linea coerente sul riarmo, dall'inizio dell'aggressione russa in Ucraina. Abbiamo capito che stava passando sottotraccia questa  lucida follia bellicista, quando l'Italia è letteralmente in bolletta. Mentre le bollette dell'energia aumentavano per le famiglie – si parla di oltre 700 euro in più per ogni nucleo familiare all'anno – noi, che siamo quelli del Next Generation Eu, abbiamo osservato che l'Europa ha fatto una transizione totale verso il Rearm Eu. E il governo festeggiava per lo scorporo dal deficit delle spese militari, anziché battersi per ottenere lo scorporo della spesa per investire in istruzione o sanità. Per questo abbiamo deciso di chiamare alla piazza. Ma la nostra è una piazza aperta, siamo contenti che abbiano aderito tanti partiti d'opposizione, tante associazioni e tanti cittadini liberi, che domani saranno con noi.

Renzi per esempio ha detto che non verrà perché secondo lui "l'idea di dire che siamo tutti per la pace è giusta ma non si risolve con il peace and love". Come rispondete?

È un tentativo di banalizzare una posizione che è invece molto chiara e molto netta, e seria. Non abbiamo mai detto ‘peace and love' o ‘mettiamo i fiori nei cannoni'. Siamo guidati da un leader che è stato presidente del Consiglio, che quindi sa fare i conti con la realtà, non fa propaganda politica, come fanno altri. Noi abbiamo detto sì a un sistema di difesa comune, ma no a questo piano di riarmo.

In cosa è diversa la piattaforma di domani dalla manifestazione del 15 marzo, una piazza per l'Europa?

Le faccio solo un nome: in quella piazza è sceso Calenda, che è assolutamente a favore del piano di Ursula von der Leyen, e sostiene la necessità di continuare ad armare l'Ucraina, perché crede che si possa sconfiggere militarmente la Russia. Quella era una piazza confusa, non si capiva quale fosse il comune denominatore di tutte le persone che stavano lì. Per l'Europa, sì, anche noi siamo per l'Europa, ma vogliamo affermare chiaramente che non siamo per quest'Europa, quindi sarebbe stato ipocrita per noi partecipare, con una piattaforma così confusa, insieme a persone che la pensano in modo diametralmente opposto al M5s.

Per esempio qual è la vostra idea per superare lo stallo dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina? Sembrava che con Trump ci fosse stata un'accelerazione…

Noi non abbiamo mai pensato che raggiungere la pace fosse facile. Non siamo nemmeno ai tavoli delle trattative, quindi non sappiamo a cosa sia dovuto lo stallo. Ma questo ci sta dimostrando che è molto più facile fare la guerra che fare la pace. La pace è un esercizio, è uno sforzo che richiede pazienza, tempo, creatività. Ci siamo tardi, e ci siamo arrivati con l'esclusione dell'Europa. C'è arrivato Trump, mettendosi d'accordo con la Russia, perché ha i suoi interessi: vuole spaccare l'Europa e vuole allontanare Mosca da Pechino, ma non è interessato alla pace. Come si può arrivare a una pace duratura se i veri interessi sono meramente economici?

Sanchez ha preparato un fondo da 14 miliardi di euro per le aziende colpite dai dazi di Trump. E intanto il governo convoca un Cdm con un decreto legge sul tema sicurezza, che di fatto scavalca e cancella il ddl all'esame del Senato. Che messaggio è?

Queste sono le priorità del governo Meloni: repressione e propaganda. Non gliene frega niente delle imprese che sono in difficoltà, non gliene frega niente di creare lavoro. Ma non si rendono conto che non possono vivere di rendita, con quello che hanno fatto i governi precedenti, in situazioni difficilissime. Ricordiamoci il milione di posti di lavoro attivati grazie al Piano Gol del governo Conte 2. Mentre le nostre imprese sono già in sofferenza, perché siamo al 24esimo mese di crollo della produzione industriale, oggi si aggiungono i dazi, che ulteriormente le mettono in crisi. E Giorgia Meloni che fa? Ieri ha annullato tutti gli impegni per convocare un vertice a Palazzo Chigi, e invece di varare un piano di sostegno per il settore produttivo come ha fatto la Spagna, e come avevamo chiesto noi, convoca un Cdm su tutt'altro.

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