Confindustria: “Dazi Trump peseranno su imprese, non possiamo perdere Usa come partner commerciali”

A cura di Giulia Casula e Marco Billeci
A poche ore dall'annuncio dei ‘dazi reciproci' imposti dall'amministrazione Trump, il Centro studi di Confindustria ha presentato il suo Rapporto di Previsione di Primavera, che fornisce una stima dell'impatto che la nuova politica tariffaria potrebbe avere sull'Europa. Nel documento si afferma che già allo stato attuale, la crescita del Pil italiano nel 2025 sarà la metà di quanto previsto dal governo, limitandosi al +0,6%.
L'introduzione delle nuove tariffe potrebbe determinare una contrazione pari a -0,4% nel 2025 e di un -0,6% nel 2026. "Non possiamo pensare che i dazi per noi non siano un problema. La guerra tra i dazi tra Cina e Stati Uniti, e sicuramente se stasera verranno applicati i dazi all'Europa, sarà un ennesimo stop alle nostre imprese e alle nostre industrie", ha dichiarato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
"Per un Paese come il nostro la guerra dei dazi è un problema. Serve negoziare tutti insieme, l'Europa deve essere unita per poter costruire un punto di negoziato, credo ci possa essere la possibilità. Se mettiamo assieme i beni e i servizi che gli Stati Uniti esportano in Europa, un negoziato ci può essere", ha detto ai microfoni di Fanpage.it. Di fronte all'incertezza economica provocata dagli annunci di Trump, Orsini ha sottolineato l'importanza di un'apertura dell'Italia ad altri mercati. Penso al Mercosur, all'India e ad altri mercati che possono apprezzare i nostri prodotti".
Il rischio, viene specificato nel rapporto "è la fuga di aziende e capitali negli Usa". L'impatto delle tariffe inoltre potrebbe azzerare la crescita del Pil italiano attesa per quest'anno. Come detto, la stima per il 2025 segna 0,6% (al ribasso rispetto alla previsione di ottobre 2024, che era 0,9%) e sale nel 2026 a 1,0%, ma su queste cifre pesa l'ombra dei dazi.
Per l'Italia nel 2024 l'export di beni negli Stati Uniti è stato di 65 miliardi di euro, oltre il 10% del totale. I settori più esposti ai dazi, secondo il rapporto, sono bevande, farmaceutica, autoveicoli e altri mezzi di trasporto. Le nuove tariffe su acciaio e alluminio al 25%, inoltre, porteranno a un calo medio di circa -5% dell'export di queste materie verso gli Stati Uniti, con un impatto macroeconomico minimo (circa -0,02% dell'export italiano di beni). Lo scenario peggiore "di un'eventuale escalation protezionistica, che comporti un persistente, invece che temporaneo, innalzamento dell'incertezza (+80% sul 2024), l'imposizione di dazi del 25% su tutte le importazioni Usa, comprese quelle dall'Europa, e del 60% dalla Cina e l'applicazione di ritorsioni tariffarie sui beni di consumo esportati – si legge nel rapporto – avrebbe dunque un impatto cumulato negativo sul Pil".
Dal governo, il ministro del Pnrr Tommaso Foti invita al dialogo con l'alleato americano. "Meno alziamo i toni meglio è. Non si è duri se si usano delle parole forti, ne si è moderati se si usano delle parole normali. La reazione deve essere non di pancia ma di ragione", ha dichiarato commentando l'annuncio di Ursula Von der Leyen di un piano di contro-dazi. "C'è la necessità di dialogare, di intavolare una trattativa anche con gli Stati Uniti. In questo momento non conosciamo l'entità dei dazi, sarebbe errato commentare prima che trovino una definizione", ha dichiarato. "Penso si debba portare al tavolo delle trattative un insieme di ragioni, che suggeriscono di esaminare un dato: nel rapporto commerciale e di servizi tra Stati Uniti ed Europa, che vale 1.5000 miliardi, lo squilibrio per gli Usa e' di 42 miliardi, il 3% degli scambi, non mi pare un dato che possa determinare chissà che cosa", ha aggiunto.
Rispondendo alla domanda di Fanpage.it, Orsini ha spiegato che nella trattativa con gli Usa "è ovvio che l'Europa cercherà di negoziare e userà gli strumenti per poter negoziare senza inasprire comunque le trattative: ricordiamoci che abbiamo un'alleanza con l'Occidente e i partner nostri sono ovviamente gli americani. Come Italia spediamo verso gli Stati Uniti 65 miliardi di ‘prodotto Italia', con un saldo positivo di 42 miliardi. Quindi lato Italia per noi è un grande problema perdere un mercato importante come quello degli Stati Uniti", ha detto.
Sull'ipotesi che l'Italia decida di muoversi autonomamente rispetto all'Ue, provando a intavolare una trattativa bilaterale con gli Usa (già a partire dalla visita prevista per le prossime settimane del vicepresidente JD Vance), Foti ha risposto: "Vi sarà ovviamente una risposta europea. Della visita di Vance ovviamente non posso prevedere l'agenda e neanche i temi che vorrà trattare. Penso che siano numerosi, tra cui quello della Difesa".