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Scuola, in Cdm la norma contro i diplomifici: tutte le novità del decreto su classi, esami e pagelle

Il ministero dell’Istruzione ha deciso di accelerare i tempi sulla norma contro i diplomifici. È finita nel decreto Pnrr che arriverà domani al Consiglio del ministri. Stretta sulle classi collaterali, sugli esami per recuperare più anni in uno e sulle pagelle elettroniche: ecco cosa cambia.
A cura di Luca Pons
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immagine di repertorio
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Il Consiglio dei ministri in programma domani, venerdì 28 marzo, discuterà anche il decreto Pnrr, che al suo interno ha più di un provvedimento che riguarda la scuola. Nel dl c'è anche la norma contro i diplomifici, come ha annunciato oggi il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara: "L'avevamo inserita in un disegno di legge ma quel disegno di legge va troppo lentamente e per il prossimo anno scolastico questa norma deve partire, perché vogliamo una scuola seria, una scuola dove i diplomi non si regalano".

Come è noto, per "diplomifici" si intendono quelle scuole private che lasciano superare gli esami con facilità ai propri studenti (paganti), in modo da erogargli un diploma in poco tempo e sostanzialmente senza studio. Un problema non molto diverso da quello dei certificati per insegnanti che permettono a chi paga di scalare le graduatorie per una cattedra, come mostrato dall'inchiesta La cattiva scuola di Fanpage.it.

Come funzionano oggi i diplomifici

La norma contro i diplomifici è contenuta all'articolo 5 del decreto Pnrr, la cui bozza Fanpage.it ha potuto leggere. Il primo intervento riguarda le cosiddette "classi collaterali". Con questo termine si intendono tutte le classi ‘aggiuntive' rispetto alla prima che devono essere create perché ci sono troppi studenti. Una scuola paritaria per creare una classe in più (collaterale) deve essere autorizzata dall'Ufficio scolastico regionale, e vale il principio del silenzio-assenso: se l'Usr non risponde, la classe può partire.

Oggi, come spiega la relazione illustrativa del decreto, il meccanismo che spesso viene messo in atto è questo: la scuola fa iscrivere gli studenti ancora prima che la classe sia autorizzata, poi all'ultimo invia la richiesta di autorizzazione all'Usr. In attesa della risposta, la classe parte in autonomia. Se poi l'Ufficio regionale prova a intervenire, solitamente un giudice amministrativo permette all'attività didattica di proseguire mentre l'eventuale causa va avanti. Così, gli studenti possono in ogni caso arrivare a dare gli esami finali e ottenere il diploma.

Questo accade soprattutto con le quinte, cioè le classi "terminali", quelle all'ultimo anno. Molti studenti recuperano più anni di scuola con un unico esame di idoneità, poi si iscrivono alla quinta – e se il numero di studenti è altissimo basta chiedere l'autorizzazione per molte classi collaterali. Si crea una situazione che il ministero descrive come una "piramide rovesciata": scuole dove magari c'è una sola prima, seconda, terza e quarta, ma moltissime quinte. Così, alla fine dell'anno, tutti ottengono il diploma.

Le nuove regole per le classi collaterali

Come detto, il primo intervento del decreto riguarda le classi collaterali e modifica la legge 62 del 2000, che regola le scuole paritarie. Gli Uffici scolastici regionali, quando si parla delle classi dell'ultimo anno, potranno autorizzare l'attivazione di una sola classe collaterale per ciascun indirizzo di studi della scuola.

In più le scuole dovranno fare richiesta per far partire queste classi non a ridosso dell'anno scolastico, ma al massimo entro il 31 luglio precedente all'inizio dell'anno. Così, si spera, ci sarà più tempo per valutare le pratiche e dare l'ok o fermare la nascita della classe, evitando quel ‘silenzio-assenso' su cui spesso gli istituti contano per dare il via alle classi. Infine, sarà vietato far  iscrivere gli studenti  ancor prima che le classi siano autorizzate e poi avviare l’attività didattica in autonomia.

Stretta sugli esami di idoneità per saltare gli anni di scuola

Un altro intervento riguarderà gli esami di idoneità che gli studenti possono dare per recuperare anni di scuola. Nello stesso anno scolastico si potranno recuperare al massimo due anni di corso successivo (ad esempio, chi si iscrive in prima superiore poi potrà recuperare solamente seconda e terza). È scontato dire che questo serve a evitare che una persona possa iscriversi a una scuola paritaria e immediatamente, con uno o più esami, arrivare direttamente al quinto anno – per poi ripartire con il meccanismo delle classi collaterali, che portano a un diploma facile facile.

Non solo: se un singolo esame vale per due anni di corsi da recuperare, nella commissione ci dovrà essere anche una persona esterna all'istituto scolastico. Fino a oggi, invece, la commissione poteva essere fatta tutta di ‘interni'.

Per quanto riguarda i dettagli pratici di questi esami di idoneità – come e quando si possono svolgere, e quali misura saranno in atto per controllare che avvengano correttamente – arriverà un decreto ministeriale specifico, atteso entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del decreto Pnrr, quindi al massimo all'inizio dell'estate.

L'obbligo di pagella elettronica e registro online

L'ultima novità riguarderà la pagella elettronica e il registro on line, che saranno obbligatori nelle scuole paritarie. Oggi, secondo il ministero, c'è "ancora un improprio utilizzo degli strumenti cartacei, soprattutto presso le scuole paritarie". Se si usano le pagelle e i registri di carta, e non quelli elettronici, è più facile ‘mascherare' la frequenza degli studenti, per esempio.

Il decreto prima cancella un vecchio comma, risalente al 2012, per cui il ministero dell'Istruzione era tenuto a varare un "Piano di dematerializzazione delle procedure amministrative": sostanzialmente, una tabella di marcia per l'adozione delle pagelle digitali, i registri elettronici e così via.

Il problema è che quel Piano non è mai stato scritto, e oggi secondo il ministero molte scuole usano questa scusa per non passare alla pagella elettronica, il registro on line e il protocollo informatico: sostengono che fin quando il ministero non adotta il Piano, loro non sono obbligate a usare questi strumenti. La relazione illustrativa al decreto afferma che in ogni caso il Piano negli anni è stato "superato dall’evoluzione della disciplina in materia di semplificazione e dematerializzazione", quindi mantenere questo obbligo non ha più nessuna utilità, se non di dare una ‘giustificazione' alle scuole in ritardo.

Il decreto chiarisce che anche le scuole paritarie devono usare questi tre strumenti digitali, visto che (come detto) spesso dalle ispezioni risulta che non lo fanno. Questo non permette di "verificare con certezza", ad esempio, "la corretta gestione delle presenze degli alunni", dato che per essere ammessi agli esami in teoria bisognerebbe frequentare almeno tre quarti delle lezioni.

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