Chi era Margot Wölk, la vera storia dell’assaggiatrice di Hitler: “Dopo ogni pasto piangevo di sollievo”

Margot Wölk, nata a Berlino nel 1917 e morta nel 2014, aveva poco più di 20 anni quando divenne una delle "assaggiatrici di Hitler", costretta insieme ad altre 14 giovani a mangiare il cibo preparato per il Führer per verificare che non fosse avvelenato.
La storia di queste donne venne resa nota solo nel 2012 quando, in occasione del suo 95esimo compleanno, Wölk decise di raccontarla in un'intervista tv. Lei fu l'unica sopravvissuta delle 15 "assaggiatrici". La vicenda è stata raccontata in un libro scritto da Rosella Postorino, che nel 2018 ha vinto il Premio Campiello e da cui è stato tratto un film, uscito al cinema in Italia il 27 marzo 2025.
La vera storia di Margot Wölk, costretta ad assaggiare il cibo di Hitler
La storia di Margot Wölk inizia nel dicembre del 1941, quando a causa di un bombardamento fu costretta a trasferirsi nella casa della suocera, mentre il marito era al fronte, in un villaggio della Prussia orientale.
L'abitazione si trovava a pochi chilometri dal Wolfsschanze (letteralmente, "Tana del Lupo"), il quartier generale militare del fronte orientale di Hitler.

Si trattava di un bunker da cui il Führer diresse le operazioni in Urss fino alla fine del 1944, quando venne abbandonato a causa dell’avanzata dell’Armata Rossa.
Poco dopo il suo arrivo nel villaggio, Wölk e altre 14 giovani donne vennero selezionate dal sindaco locale e portate nelle caserme di Krausendorf, dove i cuochi preparavano il cibo per le ragazze. Wölk, all'epoca 24enne, veniva prelevata ogni giorno per recarsi ad assaggiare i piatti preparati per Hitler.
"Il cibo era buono, molto buono, ma non ci piaceva", aveva raccontato la donna successivamente, ricordando che per lei e le altre quei piatti erano associati al terrore della morte.
Ogni volta che terminava un pasto, aveva ricordato ancora Wölk, che piangeva "per il sollievo", sapendo che, ancora una volta, era sopravvissuta. Hitler temeva infatti che i suoi nemici volessero avvelenarlo.
Solo dopo che le donne avevano confermato che il cibo era commestibile e innocuo, le SS lo portavano al Führer. Dopo un tentativo fallito di uccidere Hitler, le assaggiatrici non vennero più lasciate nelle loro case, ma furono fatte alloggiare in un edificio a parte.
Il ritorno a Berlino, i soprusi dei Russi e il ricongiungimento con il marito
Nel 1944, quando l'Armata Rossa stava avanzando rapidamente ed era a pochi chilometri dal Wolfsschanze, un soldato prese Wölk e la fece salire su un treno per Berlino. La donna disse di aver incontrato il militare dopo la fine della guerra, fu lui a raccontarle che le altre 14 assaggiatrici erano state uccise prima dell'arrivo dei sovietici.
Dopo l'ingresso dell'esercito sovietico a Berlino, anche lei fu catturata e violentata ripetutamente. Le furono provocate lesioni tali da non permetterle di avere figli negli anni a seguire. Nel 1946 la donna riuscì a ricongiungersi con il marito, con cui visse fino alla morte di lui, avvenuta nel 1980.
Wölk decise di tenere nascosta la sua storia per tantissimi anni, fino a quando nel dicembre 2012 la raccontò a una giornalista del Berliner Zeitung, descrivendo quei giorni come "i peggiori della sua vita".
“Mi ci è voluto molto tempo per tornare a godere del cibo, ma ce l’ho fatta, non è stato facile ma credo di aver finalmente sconfitto le mie paure”, aveva detto in quell'occasione.
“La coercizione subita dalle assaggiatrici, che si esercita attraverso qualcosa di necessario e innocente come il cibo, e che in questo processo trasforma le vittime in complici del Terzo Reich, è la metafora di quanto succede a chi vive sotto una dittatura”, ha spiegato Rosella Postorino, la scrittrice che si è ispirata a questa storia per scrive il suo libro, ‘Le assaggiatrici'.
Wölk è morta nel 2014, all'età di 96 anni, dopo essersi liberata di un peso che molto probabilmente la tormentava da quasi tutta la vita.