Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

I palestinesi a Gaza che protestano contro Hamas: “Vogliamo proteggere i nostri figli costi quel che costi”

“Le persone hanno sperimentato ogni genere di morte, oppressione e umiliazione. Sono scese in strada per dire che la guerra deve essere fermata e che tutto ciò che può essere salvato deve essere salvato. Vogliamo proteggere i nostri figli costi quel che costi. Se mandar via Hamas dalla Striscia vorrà dire fermare i bombardamenti allora siamo pronti a farlo”, la testimonianza di Mohammed Almajdalawi.
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La disperazione dei gazawi abbandonati, martoriati, trucidati, l’umiliazione dei loro corpi che diventano numeri su sudari bianchi, nel totale immobilismo globale, dei paesi occidentali, dei paesi arabi e della stessa leadership palestinese ha costretto ancora una volta la gente di Gaza a cercare giustizia da sola.

Ieri nelle strade di Beit Lahia centinaia di uomini, donne e bambini hanno manifestato contro il genocidio in corso per mano di Israele e contro lo spargimento di sangue inutile che “non porta a nessun risultato politico”, ha dichiarato Mohammed Almajdalawi, cooperante gazawi dell’ong italiana ACS, e presente ieri in piazza.

“Via via via, Hamas via da Gaza” urla il fiume di persone che tra rabbia e dolore ha marciato tra le macerie di quello che resta della Striscia e ancora “Hamas ha venduto Gaza”.

“No alla guerra, no ad Hamas”, recitano alcuni cartelli, “i bambini di Gaza vogliono vivere”, “il sangue dei nostri figli non è a buon mercato”, “basta con gli sfollati e i senzatetto”, “vogliamo vivere in pace e sicurezza”.

“La prima manifestazione è iniziata da Beit Lahia, nella Striscia di Gaza settentrionale, per chiedere la fine della guerra e che Hamas lasci il potere a Gaza finché gli israeliani non si saranno ritirati. C'erano centinaia di persone e le manifestazioni si sono estese fino a includere Jabalia e Khan Younis – racconta Mohammed al telefono con Fanpage.it – I clan di Shujaiya, quartiere della Città Vecchia di Gaza, nel nord della Striscia, hanno rilasciato una dichiarazione, unendo la propria voce a quella di altri, chiedendo la fine della guerra e della distruzione, anche se ciò dovesse significare che Hamas abbandoni il potere a Gaza. I partecipanti alle manifestazioni erano centinaia e di tutte le età”.

Oggi è prevista un’altra mobilitazione di massa su tutta Gaza. I clan di Shujaiya hanno indetto per questo pomeriggio un’altra protesta contro Hamas. In una dichiarazione congiunta, i clan di Shujaiya hanno sottolineato che "il silenzio non è più un'opzione" e hanno accusato i leader di Hamas di ignorarli, aggiungendo che la Striscia di Gaza "non è il monopolio di una particolare fazione o gruppo".

“Gaza combatte da sola. Tra la popolazione di Gaza aleggia un forte sentimento di tradimento e frustrazione nei confronti del mondo, della nazione araba, della leadership palestinese e dei partiti politici”, spiega Mohammed, “nelle strade palestinesi c'è un vuoto politico e di sicurezza, si verificano furti, omicidi e persino il saccheggio di sacche di sangue. Ogni minuto l'occupazione israeliana bombarda, distrugge, brucia e sposta la popolazione. L'odore del sangue è ovunque. Gaza è diventata una città fantasma. La popolazione di Gaza ha perso fiducia e speranza nel futuro e sta cercando di salvare i propri figli”.

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“La resistenza è un nostro legittimo diritto – continua – non mettiamo in discussione quella. La gente è uscita per dire basta alla guerra e alla distruzione. La gente si è schierata per dire che la macchina della guerra, delle uccisioni e del genocidio deve essere fermata. Chi non muore per i bombardamenti, gli incendi o il freddo, muore di fame, di sete e di mancanza di cure. Le persone hanno sperimentato ogni genere di morte, oppressione e umiliazione. Sono scese in strada per dire che la guerra deve essere fermata e che tutto ciò che può essere salvato deve essere salvato. Vogliamo proteggere i nostri figli costi quel che costi. Se mandar via Hamas dalla Striscia vorrà dire fermare i bombardamenti allora siamo pronti a farlo”.

In alcuni video postati su Telegram si vedono delle figure di riferimento per la popolazione di Beit Lahia che chiedono la fine del governo di Hamas: “Il loro governo ci ha distrutti, uccisi e ha rovinato le nostre vite, e tutti noi qui a Beit Lahia siamo fermamente impegnati a porre fine al governo di Hamas”, dicono mentre la folla li acclama.

“Gaza è stata lasciata a soffrire da sola – continua Mohammed ai microfoni di Fanpage.it –  esiste un vuoto politico e di sicurezza che ha lasciato le persone intrappolate tra la guerra e il genocidio. Per questo motivo, la gente si è espressa affermando che la guerra deve cessare e che è necessaria una resistenza popolare. Salvare la gente dalla morte è più importante dell'autorità di Hamas a Gaza”.

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I capi famiglia di Beit Lahia ieri sera hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano la “legittimità delle richieste popolari” emerse ieri per le strade della città ma anche di “sostenere la legittima e giusta resistenza palestinese (Hamas) e di respingere i tentativi di separarla dalla comunità palestinese ed esportarla come un'entità estranea al movimento rivoluzionario palestinese”.

Secondo Mohammed, però, dopo le manifestazioni di ieri è emerso che: “La stragrande maggioranza degli abitanti di Gaza è stanca del governo di Hamas, è stata stremata dalle sue politiche e dalle sofferenze della guerra”, conclude Mohammed. “Nonostante tutti i tentativi di metterla a tacere, la voce degli abitanti di Gaza è diventata chiara: questa realtà imposta loro con la forza non può continuare e nessuna fazione, per quanto affermi di rappresentarla, può monopolizzare la loro voce o imporre loro una realtà che non vogliono”.

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