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10 cose che non sai di Michele Ferrero, mister Nutella (e Tic Tac e Ovetto Kinder…)

Ora che non c’è più, la cala il velo di riservatezza sulla vita e sulle opere di Michele Ferrero, “mister Nutella”. E chi ci ha lavorato insieme ne ricorda intuizioni, idee e carattere.
A cura di Redazione
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Di Michele Ferrero, patron dell'impero dolciario inventore della Nutella, degli Ovetti Kinder, dei Pocket Coffeè e di decine di altri prodotti al cioccolato, scomparso qualche giorno fa a 89 anni, si sapeva poco, nonostante fosse l'uomo più ricco d'Italia e l'inventore di una una delle industrie dolciarie più note al mondo. Il velo di riservatezza sulla vita di ‘mister Nutella' è parzialmente calato alla sua morte. Solo allora, timidamente, qualcuno ha iniziato a raccontare curiosità, aneddoti e soprattutto a ricordare la grande generosità dell'imprenditore piemontese. Ecco qualche aneddoto, qualche storia che non tutti conoscono. Della Nutella si è detto tanto, ma quella dell'azienda di Alba è stata una vita costellata di successi.

#1 Nei supermercati di nascosto

"Ogni settimana andavamo in un supermercato – racconta al Corriere della Sera William Salice, storico responsabile dei prodotti Ferrero -. Voleva vedere di persona come venivano scelti i suoi prodotti". Dunque il patron dell'azienda si presentava come un uomo qualunque che voleva sapere di più sui prodotti.

#2 Pocket coffee? Un brevetto scritto in… arabo

Franzo Grande Stevens, amico di Michele e per un decennio presidente della Ferrero ha raccontato a Repubblica cosa si celava dietro all'invenzione della pralina di cioccolato col liquido all'interno, idea che ha dato vita poi a prodotti come il Mon Chèrì e il Pocket Coffee. "Michele aveva trovato un procedimento che consentiva di mettere liquore nelle praline senza che il cioccolato assorbisse il liquido. Non era un’impresa facile e lui era orgoglioso di aver escogitato la formula giusta. Temeva – ha rivelato Grande Stevens – che brevettando il procedimento in Europa un impiegato infedele potesse spifferare la formula alla concorrenza. Così scoprimmo che l’Italia aveva un accordo particolare con l’Egitto e la ricetta fu tradotta in arabo".

#3 Il Kinder Bueno col doppio incarto per non sporcare le dita

Racconta chi lavorò con Ferrero che fu lui a chiedere il doppio incarto sulle confezioni di Kinder Bueno. Il motivo di quella che era sicuramente una spesa in più per l'azienda? Evitare che i bimbi si sporcassero le dita con la cioccolata. Anche quella scelta di packaging si rivelò, una volta realizzata, vincente.

#4 Ecco come nacque l'Ovetto Kinder

Uno dei prodotti più diffusi della Ferrero è sicuramente l'Ovetto. Come è nato? Avere Pasqua tutto l'anno, senza aspettare il giorno di Pasqua: questa fu l'intuizione di Michele Ferrero. Che raccontò al direttore della Stampa Mario Calabresi di essersi scontrato con molti scettici, anche all'interno dell'azienda: "Chiesero a mia moglie di confermare l'ordine delle macchine per realizzare le uova di cioccolato, non potevano crederci". E invece poi il prodotto di cioccolato è stato un successo planetario.

#5 La cioccolata Ferrero che fine fa d'estate?

L'estate, si sa, è nemica della cioccolata. E Ferrero da sempre ritira i suoi prodotti principali, in particolare le praline, durante il periodo estivo. "Per assicurare la qualità migliore ai consumatori": questa l'idea. Avuta sempre dal patron.

#6 La signora Valeria, vera regina della Ferrero

La signora Valeria era la definizione che Michele Ferrero dava della "consumatrice tipo". Quella cui il prodotto e il packaging devono piacere, affinché lo acquisti per i figli o i nipotini. "Deve piacere alla Valeria", era una frase tipica del patron, come hanno riferito molti del suo management.

#7 Pocket Coffee per i camionisti

"L'energia del cioccolato e la carica del caffé": questo lo slogan del Pocket Coffee, nato negli anni Sessanta quando non c'erano ancora i bar negli autogrill italiani. E per questo motivo, pensò Ferrero, i camionisti avrebbero dovuto avere un cioccolatino col caffè (vero) per affrontare giornate di fatica e lavoro.

#8 Ferrero Rocher? Un pasticcino…

Racconta ancora William Salice al Corsera: "Eravamo in una vecchia pasticceria sopra a Nizza. Davanti al banco pieno di leccornie mi disse: “Ecco, questa volta voglio proporre uno sfizio, non un semplice cioccolatino ma un vero pasticcino”. Ci vollero quattro anni affinché il prodotto fosse così come l'aveva pensato Michele Ferrero scatola col coperchio trasparente, imballaggio dorato, quasi un piccolo lusso. Dal costo di un cioccolatino.

#9 Il Mon Chéri fu pensato per la Germania

Serviva qualcosa per il mercato tedesco, un cioccolatino che avesse una carta invogliante e potesse essere venduto non a scatole – quelle di solito si acquistavano solo nelle situazioni particolari – ma anche giorno dopo giorno. Nacque così Mon Chéri: cioccolato, ciliegia e liquore. Fu un successo.

#10 Il rapporto fra gli operai e Monsù Ferrero

L'ha scritto in maniera commovente Marco Giacosa sulla Stampa: Ferrero ha fatto della fabbrica una comunità, ha fatto sentire i lavoratori uomini e non risorsa, collaboratori e non dipendenti. Anche per questo, oggi, la sua terra si è stretta intorno ad una famiglia già toccata da un grave lutto, la morte di Pietro, figlio di Michele, avvenuta in Sudafrica nel 2011. E ora l'obiettivo è portare avanti una storia centenaria che ha dato lustro al made in Italy.

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