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L’assessore con la croce celtica rischia fino a 3 anni di carcere

La legge Mancino parla chiaro: “Coloro che, in pubbliche riunioni, ostentino emblemi o simboli propri o usuali dai movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” è punito con la pena della reclusione fino a tre anni.
A cura di Davide Falcioni
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"Dimissioni? Non scherziamo". Così Piero Celani, presidente della Provincia di Ascoli Piceno, ha commentato la notizia del suo assessore – Andrea Maria Antonini – fotografato allo stadio con una croce celtica stampata su una sciarpa. La vicenda sta suscitando un vespaio di polemiche nelle Marche. Partito Democratico, Sel e Rifondazione Comunista hanno a più riprese chiesto le dimissioni dell'assessore provinciale alla cultura, istruzione e identità, mentre il centrodestra ha fatto quadrato intorno al suo uomo (in ultimo, il sindaco di Ascoli Guido Castelli, ex militante dell'Msi) . Tutto era nato da una fotografia pervenuta domenica alla redazione di fanpage e scattata allo stadio De Duca, dove si stava svolgendo la "giornata dell'orgoglio ascolano". L'assessore esibiva una croce celtica, uno dei simboli del regime fascista. La sua scelta tuttavia, non poteva passare inosservata e un tifoso ha scattato una foto. Antonini ha immediatamente tentato di difendersi, affermando che quel simbolo rappresenta la tifoseria dell'Ascoli più di ogni altro. In molti, però, gli hanno fatto notare come ciò non fosse affatto vero (il simbolo della squadra infatti è un picchio) e come proprio il mitico presidente Costantino Rozzi in passato avesse affermato: "Quando si tratta di delinquenti, non ammetto che si nascondano sotto la bandiera bianconera. Contro il Bologna ho visto lo striscione con la foto di Mussolini e mi sono vergognato. Di questa gente non abbiamo bisogno".

Anche l'Anpi è intervenuta chiedendo le dimissioni immediate dell'assessore, anche in virtù della "medaglia d'oro al valore militare per attività partigiana" di cui la Provincia di Ascoli può fregiarsi. Ma il punto non è solo quello dell'opportunità politica: anche la legge Mancino, infatti, punisce con la reclusione da uno a tre anni e l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni coloro che “in pubbliche riunioni ostentino emblemi o simboli propri o usuali dai movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Non solo: come fa notare proprio l'Anpi una sentenza della Cassazione del 25 settembre 2013 ha condannato, per violazione della legge Mancino, un tifoso di hockey a pagare una ammenda di 2.280 euro per aver indossato allo stadio una maglia con stampato il volto di Mussolini. La Cassazione ricorda che "l’essersi presentato esibendo la maglietta con scritte e simboli inneggianti al regime fascista e ai valori dell’ideologia fascista integra la condotta di uso di simboli propri delle organizzazioni nazionaliste ed i comportamenti vietati dalla legge n. 205 del 1993".

E non è tutto. Se Antonini, recandosi allo stadio con una croce celtica, credeva di fare un favore alla sua squadra del cuore si sbaglia. L'Uefa – in collaborazione con il "Fare" (Football Against Racism in Europe) – ha inviato a tutte le federazioni un elenco contenente i simboli vietati in uno stadio. Tra essi spicca anche la croce celtica. Ma l'assessore Antonini questo forse non lo sa. Oppure lo sa, ma tace con opportunismo sapendo che nella curva sud dell'Ascoli può trovare centinaia di voti tra simpatizzanti di estrema destra e membri di CasaPound. E le elezioni comunali ad Ascoli si avvicinano sempre di più.

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