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Cuoca in Versilia per 3 euro all’ora, 70 ore a settimana e senza riposo: “Non posso farne a meno”

Il racconto di Mawiya, quarantacinquenne di origine marocchina, che lavora in un ristorante di Marina di Massa come cuoca-tuttofare per 3 euro all’ora, 70 ore a settimana, senza diritti, senza assicurazione e senza mai un giorno di riposo: “Faccio tutto quello che mi viene chiesto di fare. Il padrone è severo”.
A cura di C. M.
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Orari interminabili, nessun diritto e una paga oraria ben al di sotto della soglia di sussistenza. Sono le condizioni lavorative proposte a Mawiya, 45 anni, originaria del Marocco ma residente da molti anni in Italia. Mawiya lavora in un ristorante di Marina di Massa, località balneare della Versilia, e si occupa dell'area friggitoria. Cucina e frigge tutto il giorno, ma diversamente dagli accordi iniziali, nel giro di breve tempo è diventata una vera e propria factotum, arrivando a occuparsi di ogni compito, dal taglio delle verdure al lavaggio delle stoviglie fino alla pulizia dei bagni. "Diciamo che faccio tutto quello che mi viene chiesto di fare. Il padrone è severo", racconta a un cronista del quotidiano toscano Il Tirreno.

"Sulla mano destra ha un cerotto che le copre quasi tutto il dorso. «Guardi questo? – dice – Non è nulla, mi sono bruciata con l’olio bollente perché mi sono distratta». Già, non è nulla. Capita di peggio nelle cucine, miniere infernali con i 40 gradi d’estate. Tagliarsi un dito con l’affettatrice, ad esempio, farsi dare 5 punti di sutura al pronto soccorso e poi tornare al lavoro con il dito fasciato, come ha fatto la collega di Mawiya l’anno scorso, ma invano dal momento che poi è stata licenziata «perché si faceva sempre male». E licenziata è pure un’iperbole: un contratto, non lo ha mai avuto", spiega la quarantacinquenne al Tirreno, proseguendo il suo racconto. Mawiya lavora dalle dieci alle dodici ore al giorno, per un totale minimo di 70 ore a settimana, quando va bene. Peccato sia assicurata solo per 4 ore al giorno, 5 giorni a settimana, praticamente meno di un terzo delle reali ore lavorate. Non esistono riposi, né ferie e nemmeno permessi. La paga pattuita? Circa 3 euro l'ora. "Anche le mie colleghe guadagnano così e non sono straniere: non è razzismo. È che questo è il lavoro che c’è. Non possiamo farne a meno", chiosa.

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