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“Caro Presidente, non voglio morire”, le cartoline dalla ‘Terra dei fuochi’

L’iniziativa è stata promossa da don Maurizio Patriciello che da anni lotta contro le ecomafie e vuole sensibilizzare le autorità su ciò che quotidianamente avviene nelle terre al confine tra Caserta e Napoli.
A cura di Antonio Palma
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Per adesso sono 45 mila le cartoline che ritraggono sette mamme della cosiddetta “Terra dei fuochi”con le foto dei loro figli morti per tumore pronte per essere inviate al Presidente della Repubblica, al Papa, ma anche  al presidente della Regione Campania e al capo del Governo. L’iniziativa serve a sensibilizzare le autorità su quello che sta avvenendo al confine tra le province di Napoli e Caserta e a far sì che  “vengano travolte da questo grido d'aiuto che non può passare inosservato” ha spiegato Don Maurizio Patriciello, ideatore dell’iniziativa e prete che da anni si batte contro le ecomafie. Sulle cartoline con gli indirizzi già stampati ognuno potrà scrivere il proprio messaggio per fare in modo che non si spengano i riflettori su un fenomeno così inquietante che interessa numerosi territori al confine tra Napoli e Caserta. L’idea alla base  di questa particolare protesta è quella di ricordare a tutti quello che avviene in terre dove sono tonnellate i rifiuti industriali sotterrati in zone dove si coltivavano prodotti che erano fiori all’occhiello del territorio campano.

Lo scopo però è anche quello di non permettere che le istituzioni si distraggano nuovamente dopo che a luglio sono stati scoperti a Caivano cinque pozzi contaminati da sostanze cancerogene ed un terreno agricolo di 7 ettari pieno di solventi chimici, scarti industriali, scorie di fusioni di vetro e materiali contenente fibre di amianto. Carmine Schiavone, ex boss del clan dei Casalesi, ha fatto delle rivelazioni choc a Sky su rifiuti chimici, farmaceutici, ospedalieri e persino nucleari, sotterrati tra il basso Lazio e la  provincia di Caserta. Anche per questo motivo Don Maurizio Patriciello, fa sapere che sono già pronte altre 100mila copie che saranno indirizzate anche all'Onu e alle autorità europee, in modo che nessuno possa dirsi all’oscuro di quello che sta accadendo in queste zone. “L'aumento dei casi di tumore e leucemia in queste terre non può essere una conseguenza dello stile di vita. Ci parlano di prevenzione, ma io dico: quale prevenzione può fare un bambino di 22 mesi o un ragazzo di 18 anni? Ci dicono che non bisogna creare allarme, che c'è bisogno di studi specifici: sicuramente, ma intanto le persone muoiono più che altrove e questo è un dato che non si può ignorare” ha detto don Patriciello.

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